Associazione Nazionale Tecnici di Entomologia Applicata


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Domande all'esperto

Da alcuni anni ANTEA collabora ad un forum promosso dal sito www.mosquitoweb.it, rispondendo a domande di entomologia applicata in qualità di esperti del settore.qui le più interessanti domande degli utenti e le nostre risposte.




Che caratteristiche hanno i Papatacci rispetto alle zanzare?
Per parlare di pappataci occorre prima definire che cos'è un “pappatacio”. Nel senso stretto e corretto del termine si tratta di un insetto dell'ordine dei ditteri, sottordine nematoceri (come le zanzare) appartenente alla famiglia degli psicodidi (Psychodidae), sottofamiglia flebotomini (Phlebotominae) che conta in Italia una decina di specie raggruppati in due generi (e ).realtà, in molte regioni italiane, tutti gli insetti più piccoli di una zanzara e che come loro infliggono fastidiose punture vengono spesso chiamati pappataci. Oltre ai flebotomi abbiamo principalmente altri due gruppi di ditteri nematoceri definiti impropriamente pappataci: i simulidi (famiglia Simulidae), che contano in Italia una settantina di specie raggruppate in 5 generi e alcuni ceratopogonidi (famiglia Ceratopogonidae) un centinaio di specie suddivise in 13 generi di cui solo 3 ematofagi.le principali caratteristiche di questi insetti.flebotomi sono molto piccoli (1-3 mm), con corpo giallastro, fittamente peloso. Le ali sono tenute verticali a riposo e l'asse maggiore del capo forma un angolo retto con quello del resto del corpo. Pungono di notte.simulidi sono in genere più grossi (1,5-5 mm) e hanno un corpo tozzo, da grigio a nero. Le ali, trasparenti, a riposo sono tenute ripiegate sull'addome. Pungono di preferenza al tramonto e alle prime luci dell'alba.ceratopogonidi sono di taglia piccola (1-4 mm), hanno un corpo più allungato dei simulidi, ma più tozzo dei flebotomi. Le ali hanno spesso macchie chiare su sfondo scuro e sono tenute sull'addome a riposo. Alcune specie pungono dopo il tramonto, altre di giorno.ora veniamo alle larve (tutte di aspetto più o meno vermiforme).flebotomi le larve sono terricole: vivono in luoghi umidi come le fessure dei muretti, i rifugi degli animali domestici o selvatici, cantine, legnaie, cavi degli alberi, ecc., dove si nutrono del materiale organico in decomposizione.simulidi hanno invece larve strettamente acquatiche: vivono nelle acque correnti aggrappate a vari substrati, quali sassi, rocce, piante acquatiche e persino altri piccoli animali. Si nutrono filtrando l'acqua con due evidenti “ventagli” posti davanti alla bocca.ceratopogonidi hanno larve molto allungate (“vermicelli” biancastri con il capo scuro) e, a seconda della specie, possono vivere in vari ambienti, da quelli terrestri a quelli acquatici.ciò, si capisce come le operazioni di lotta debbano variare enormemente a seconda dell'insetto che si vuole combattere. In ogni caso le operazioni di lotta di norma più efficaci (prevenzione e lotta larvicida) non sono per nulla semplici e difficilmente adottabili dai privati cittadini senza un supporto tecnico. Una buona notizia può venire dal fatto che spesso sono stati trovati esemplari di questi insetti nelle trappole attrattive ad anidride carbonica di norma utilizzate per la cattura delle zanzare, con tutti i limiti che hanno questi strumenti quando vengono utilizzati per la lotta.con gli aspetti medico-veterinari collegati a questi insetti.flebotomi possono essere vettori di alcuni virus e soprattutto dei protozoi agenti eziologici delle leishmaniosi cutanea, viscerale umana e viscerale canina, presenti anche in Italia.simulidi rare volte si rendono protagonisti di massicci attacchi al bestiame provocandone addirittura morie, come accaduto tempo fa in Trentino. In alcune regioni tropicali sono invece vettori dell'oncocercosi o cecità di fiume.certopogonidi sono potenziali vettori di alcuni parassiti e virus, tra cui quello che provoca la febbre catarrale ovicaprina o bluetongue, che da alcuni anni è apparsa anche in Italia.


Le trappole a cattura massale per zanzare funzionano?
Se è vero che nella lotta alle zanzare (o quasi) serve, è altrettanto vero che serve di più, di meno e anche le cose che servono veramente lo fanno solo se usate bene…le trappole a cattura massale (questo è il nome con cui sono conosciute nell'ambiente scientifico) non fanno eccezione. Delusione o soddisfazione dipendono da cosa ci si aspetta da loro, da come le si utilizza e da quante e quali zanzare vi sono in giro.in merito decine di studi e centinaia di esperienze che possono dimostrare tutto e il contrario di tutto: dalla massima efficacia ad un esito addirittura controproducente! Questo dipende in buona sostanza dall'uso che se ne fa.occorre chiarire che uno strumento del genere è attivato da una fonte chimica (anidride carbonica, ottenolo, ecc.) e/o fisica (luce, calore, ecc.) che agisce da attrattivo per le femmine di zanzara (e di alcuni altri insetti ematofagi) in cerca di un ospite da “pungere”.ò comporta che prima ancora di essere delle questi strumenti sono delle vere e proprie “calamite” per le zanzare. Quindi, se vengono posizionati in maniera sconsiderata, essi sommano il loro potere attrattivo a quello di coloro che dovrebbero difendere. Inoltre, in presenza di persone una trappola attrattiva diventa “poco competitiva” nei confronti delle zanzare, che quindi finiranno quasi certamente a contatto con qualche vittima prima che nella trappola.certi casi però queste trappole possono dare dei risultati soddisfacenti. Ad esempio un uso prolungato in un giardino, possibilmente nell'orario di massima attività della specie e mentre non vi sono persone, serve a “bonificare” l'area dalle zanzare presenti o che passano di lì mentre non vi è altro di più attrattivo (uomo o animali) che le “distrae” dalle trappole. Infatti, la marina degli Stati Uniti le ha utilizzate con un certo successo nei propri campi da golf, aree verdi poco e saltuariamente popolate.altro consiglio è quello di piazzarle tra il punto che si vuole difendere e la presumibile fonte o via di accesso preferenziale dell'infestazione, sempre che sia possibile individuarla. Quindi, per fare un esempio semplice, con la sequenza “focolaio-trappola-giardino” e non “focolaio-giardino-trappola”. Ma anche nel caso di un posizionamento ottimale, valgono le stesse considerazioni di prima sul maggior potere attrattivo che hanno uomini e animali.alcune considerazioni su orari, quantità e qualità di zanzare. Esistono numerose specie di zanzare che amano il nostro sangue: non tutte hanno gli stessi orari di massima attività e questi possono variare a seconda del clima e della stagione. Non tutte poi sono attratte dalle stesse sostanze e con la stessa efficacia. Inoltre, quando le zanzare di una specie sono veramente tante se non le si combatte alla fonte ogni lotta risulta vana. inconfutabile che tutte le zanzare catturate in una trappola non ci pungeranno più… ma a volte alcune centinaia di zanzare catturate non rappresentano che una minima percentuale di quelle che rimangono in giro!


Se in tutte le zone dell' Europa meridionale tornasse un'inverno gelido come quello del 1985-1986, con minime di -25, le zanzare tigre verrebbero eradicate dalla zona o c'è sempre il rischio che ne sopravviva qualcuna e perpetui la specie? E questo accadrebbe anche se ci fossero più inverni rigidi in successione?
Purtroppo l'esperienza insegna che molti insetti di origine tropicale, una volta infeudatisi nel nostro paese, ben difficilmente si riescono a debellare con condizioni climatiche particolarmente difficili. Certamente inverni molto rigidi hanno effetti deleteri maggiori sulle forme svernanti (uova o femmine gravide, ma in certi casi anche larve, a seconda delle specie) rispetto agli inverni miti degli ultimi due anni. Ma va anche ricordato che le zanzare, una volta ripreso il loro ciclo riproduttivo ci mettono poco a ripopolare l'ambiente che trovano a loro disposizione, vista la capacità d'incremento esponenziale che hanno.ò, piuttosto che aggrapparci a speranze climatiche, faremmo meglio tutti quanti (tecnici, politici e semplici cittadini) a propugnare una lotta senza quartiere alla zanzara tigre, soprattutto con una capillare e metodica prevenzione in modo da dar loro meno occasioni possibili per il loro sviluppo.


Zanzare, puntura, saliva inoculata, reazione allergica e prurito. Potete descrivermi il processo nei suoi dettagli?

Quando una femmina di zanzara raggiunge sull'ospite su cui desidera nutrirsi, dopo esservi stata attratta da fattori fisici e chimici, si posa sulla sua pelle e la sonda con la punta del suo labrum (il pezzo boccale superiore) per trovare un'area idonea. Poi con gli stiletti boccali (4 pezzi derivanti a coppie dalle mandibole e dalle mascelle) inizia a lacerare le cute ed essi vi penetrano insieme al labrum e all'ipofaringe che tutti insieme vengono chiameti fascicolo. Mentre il fascicolo penetra, il labium (il pezzo boccale inferiore) si piega a gomito all'indietro scorrendo lungo il fascicolo stesso fungendone da guida (può trovare un'immagine abbastanza chiara di questo meccanismo digitando nella barra degli indirizzi del suo browser

Con un movimento avanti e indietro il fascicolo penetra in profondità fino a penetrare in un capillare o almeno a danneggiarlo quel tanto da farlo sanguinare.questo punto la saliva della zanzara che fluisce attraverso il suo ipofaringe si mescola con il sangue diluendolo. E questo rende più facile la suzione del sangue stesso. Alcune componenti della saliva inoltre provocano il rilascio di istamina con il risultato di far dilatare i capillari circostanti con un maggior apporto di sangue nell'area. Sono proprio queste reazioni che lasciano il fastidioso senso di prurito intorno alla puntura. Ma la saliva contiene anche delle sostanze anticoagulanti che impediscono la formazione di coaguli durante la suzione.ciò avviene in soli pochi minuti, poi la femmina, carica di una quantità di sangue che può raggiungere il peso del suo stesso corpo, pesantemente vola via.quanto concerne la composizione della saliva delle zanzare, oltre ad acqua e sali, essa contiene numerose proteine con le funzioni più varie. Oltre a quelle già viste di fattori anticoagulanti, antipiastrinici e vasodilatatori alcune sono enzimi aiutano l'assorbimento degli zuccheri (analogamente alla nostra saliva), altre fungono da agenti antimicrobici. Sembra inoltre che alcune di esse interagiscano con sostanze del sistema immunitario periferico dell'ospite (interferoni, citochine, ecc.) deprimendolo.quanto riguarda la quantità di saliva iniettata, essa dipende dalla specie di zanzara, dal suo stato, ecc., ma è in ogni caso molto bassa, ma sufficiente a trasmettere ed esempio più di 100 sporozoiti di un plasmodio malarico., gli “effetti” e la “durata” dell'infiammazione provocata dalla puntura di una zanzara, essi dipendono dal soggetto che viene punto (peso, età, sensibilità individuale, stato di salute, ecc.) e da quante punture ha subito, con casi estremi dal completamente asintomatico allo shock anafilattico! Esiste anche una patologia, conosciuta come sindrome di Skeeter, causata dalla semplice puntura di zanzare, anche senza trasmissione di patogeni, ma provocata dalla loro saliva: i sintomi sono gravi reazioni allergiche localizzate (prurito, flogosi, arrossamento, ecc.) e febbre.



Nel caso in cui l'utilizzo di insetticidi sia "frammentato" nelle singole abitazioni è probabile che ognuno usi un prodotto diverso, sempre a base di piretrine/piretroidi ma comunque diverso. Ci sarà chi compra un insetticida a base di deltametrina, tetrametrina, permetrina, piretro e via così... Quindi le zanzare saranno colpite da diverse sostanze e lo sviluppo di generazioni resistenti ad uno specifico insetticida sarà molto poco probabile. E' corretta questa mia assunzione? Diverso è il discorso quando una intera regione adotta un solo prodotto per tutti i comuni.
Il ragionamento è corretto quando si tratta di insetticidi che agiscono a differenti livelli dell'organismo bersaglio, ad esempio un organofosfato che agisce nelle terminazioni nervose ed un regolatore della crescita che mima un ormone.'infrange però contro la cosiddetta resistenza crociata, ovvero quel fenomeno di resistenza che un organismo sviluppa nei confronti di un prodotto (anche mai incontrato) simile a quello verso cui ha sviluppato resistenza in passato.più sono simili i prodotti, ossia tanto più simile è il meccanismo di azione nell'organismo bersaglio, tanto è più facile che si sviluppi una resistenza crociata tra di loro.


Ho letto alcune notizie discordanti sull'argomento e sono confuso dall'esistenza in commercio di trappole per zanzare che fulminano gli insetti attirandoli con una luce. Per quanto ne so le zanzare non sono particolarmente attratte da fonti luminose, tanto meno le zanzare tigre che sono diurne. Potete fare chiarezza sull'argomento?
Per una risposta esaustiva occorre scindere i diversi problemi. Molte zanzare (ma non tutte), come molti altri insetti, sono attratte dalla luce, tanto che le prime trappole attrattive impiegate per catturare zanzare per scopi di studio erano (ed in alcuni casi lo sono ancora) luminose. Sono stati fatti addirittura degli esperimenti per capire tra varie luci colorate quali le attirano di più. E si è anche scoperto che specie diverse hanno predilezioni differenti. Anche la zanzara tigre, pur essendo spiccatamente diurna ha una sua luce prediletta (secondo uno studio di Burkett & Butler con lunghezza d'onda di 600 nm, corrispondente al giallo-arancio).discorso è stabilire se le trappole luminose in commercio servono a catturare le zanzare che ci molestano e soprattutto se riescono a farlo in modo significativo. Per capirlo basti pensare che le zanzare sono attratte anche da altri fattori fisici, come la colonna di calore che si alza dal nostro corpo, e soprattutto chimici (anidride carbonica, acido lattico, ecc.). Quindi la loro “caccia” è molto ben guidata. Come tutte le trappole attrattive, anche quelle luminose sono prima “attrattive” e poi semmai “trappole”. Pertanto se utilizzate impropriamente attraggono in casa nostra molte più zanzare di quelle che normalmente ci sarebbero e queste, una volta entrate saranno più interessate agli odori provenienti dai nostri corpi che alla luce della trappola. Poi sul numero magari qualcuna ci finisce e noi tutti contenti al mattino conteremo i cadaveri delle malcapitate (molti delle quali, ormai irriconoscibili, non saranno nemmeno zanzare). Come per le altre trappole vale la regola di posizionarle in zone strategiche, ossia dove le zanzare possano essere attratte (quelle che lo sono da quella determinata trappola) senza poi essere deviate verso di noi prima di essere catturate.


Si discuteva sulla quantità di larvicida a base di thuringiensis israelensis da utilizzare per litro d'acqua. Ci puoi illuminare?
Se intendevate "quanto prodotto per litro d'acqua di focolaio" la risposta è "dipende da un sacco di cose"
le principali sono:
) concentrazione del principio attivo (p.a.) nel formulato commerciale, cioè nel barattolo che compro o che il comune mi regala. I prodotti a base di Bti in realtà recano in etichetta la "potenza" del formulato e non la concentrazione. Questo perché per un formulato di questo tipo, in cui ci sono delle tossine di origine biologica che agiscono, la concentrazione delle tossine mi direbbe molto poco sull'efficacia del prodotto. In altre parole, il Bti prodotto in stabilimenti diversi a parità di tossine presenti potrebbe avere effetti molto differenti. Perciò si utilizza la cosiddetta potenza del formulato. Questa si esprime in UTI/mg (ITU/mg nei testi anglosassoni) che significa numero di Unità Tossiche Internazionali per milligrammo. Fatta questa breve premessa, spero abbastanza chiara per tutti, torniamo al nostro problema. I formulati più comuni in commercio (parlo di sospensioni acquose concentrate) hanno potenza pari a 600 UTI/mg o 1200 UTI/mg. In pratica questi secondi sono concentrati il doppio rispetto ai primi. Quindi ne devo usare la metà.
) tipo di acqua del focolaio che intendo trattare. Il Bti agisce solo se ingerito dalla larve. Ciò significa che è efficacie solo se il prodotto viene assunto in quantità sufficiente. Le larve di zanzara si nutrono filtrando l'acqua. Se l'acqua è molto ricca di particelle organiche (acqua "sporca") le tossine di Bti hanno minor possibilità di essere filtrate e, venendo adsorbite dalla materia organica, spesso precipitano sul fondo senza poter espletare la propria funzione larvicida. Perciò in un acqua più limpida sarà sufficiente una dose minore di prodotto.
) profondità dell'acqua. Analogamente a quanto detto prima, se l'acqua è profonda il Bti si diluisce più facilmente rischiando di non raggiungere la dose letale necessaria. Quindi acque profonde necessitano dose più elevate di acque basse.
) temperatura dell'acqua. Le larve di zanzara sono più attive e quindi mangiano di più a temperature più elevate. Sotto ad una certa temperatura non mangiano proprio ed il Bti risulta inefficace. Purtroppo ogni specie ha le sue esigenze termiche e quindi non si può dare una regola. Si può dire molto grossolanamente che per le specie più comuni da noi in ambiente urbano e domestico (tigre e zanzara comune) sotto i 10°C il Bti non funziona (ma è anche difficile trovare delle larve...), tra i 10° e i 20° si possono usare dosi via via meno alte, sopra i 20° sono voracissime! 5) quantità di larve. Come detto prima il Bti deve essere ingerito ad una certa dose per risultare efficace. Molto semplicemente, più larve ho, meno Bti per ognuna c'è, per cui devo aumentare la dose. Che cosa vuol dire poche o tante larve? Di norma per poche larve si può intendere una concentrazione fino ad una decina di larve per ogni litro d'acqua, per quantità media, fino a 50 larve/litro, per molte larve sopra le 50 larve/litro, ma si possono trovare definizioni assai differenti, in quanto l'esperienza è l'unica guida corretta. Ed in ogni caso occorre "farsi l'occhio".
) età delle larve. Ovviamente più è piccola la larva, meno Bti è necessario per ucciderla... Infatti un trattamento risulta molto più efficace su larve piccole. Ma cosa significa larva piccola? Le larve di zanzara attraversano 4 stadi di accrescimento larvale fino a trasformarsi in pupa, forma in cui, analogamente a quanto avviene nel bozzolo della farfalla, si compie la metamorfosi. Specie diverse hanno larve di dimensioni diverse e poi la disponibilità di cibo gioca un ruolo molto importante. Per cui l'unico modo di farsi un'idea chiara sulle differenti dimensioni delle larve è quello di osservarle in un focolaio. Se si ha la fortuna di trovarne uno con larve di differenti età, si possono vedere tutte le differenti dimensioni farsi un'idea chiara. Per dare un'indicazione molto pressappochista, posso dirvi che una larva di I stadio (L I) in genere è lunga un paio di mm, mentre una larva di IV stadio (L IV) arriva e spesso supera il cm. Su come sono fatte le larve, vi rimando ad un qualunque motore di ricerca di immagini. Vi è poi da tener presente che le larve di IV stadio ad un certo punto cessano di nutrirsi perché stanno per trasformarsi in pupa, forma molto mobile, ma priva di apparato boccale, per cui ovviamente non si può nutrire ed è quindi insensibile al Bti. Alcuni anni fa ha iniziato a girare la voce (che continua a girare ancora oggi, anche in ambienti "scientifici") che il Bti era efficace solo sui primi due stadi larvali. Non è vero! La faccenda nasce probabilmente da alcune pubblicazioni molto datate che prendevano in considerazione prodotti e dosi consigliate ormai superate. Ho personalmente visto anche in campo grandi morie di larve di IV stadio. Ovviamente con dosi di Bti maggiori rispetto a quelle sufficienti ad ammazzare quelle di I, II o III. Comprendo che queste righe possano aver generato più confusione che chiarimenti. Ma è così che stanno le cose. Comunque le etichette in genere consigliano le dosi necessarie per le varie situazioni. O meglio danno un range entro cui attenersi, spesso su superfici assolutamente inverosimili per l'ambito domestico (ad ettaro) che quindi rendono difficile il calcolo. Comunque quanto più si presentano le condizioni sfavorevoli su illustrate (acqua sporca, profonda o fredda, molte larve o di età avanzata), tanto più vicini allo dose maggiore occorre avvicinarsi, tanto più le condizioni si presentano favorevoli (acqua limpida, bassa e tiepida, poche larve giovani), tanto meno prodotto servirà.invece più semplicemente intendevate "quanto prodotto puro va diluito in un litro d'acqua prima di spruzzarlo nel focolaio" allora la risposta è un po' più semplice e semplicisticamente si può rispondere "dipende da quanta soluzione voglio/posso/ritengo opportuno" spruzzare nel focolaio per ottenere una buona copertura dello stesso. Esistono due esigenze contrapposte: buona copertura del focolaio (più ci butto acqua, meglio raggiungo qs obiettivo), tempi e costi d'intervento (meno acqua devo trasportare e spruzzare, meno mi costa il trattamento e maggiore è la resa). Diciamo che per le esigenze domestiche diventa una questione di lana caprina e discorsi di questo genere si fanno per le grandi estensioni. Per cui anche in questi casi si può dire di leggere le indicazioni di etichetta e poi "in media res"...


Dato che quasi tutte le strategie sono indirizzate alle malefiche femmine, viene naturale pensare che l'eliminazione dei maschi potrebbe essere più efficace e magari più semplice (dato che si nutrono di sostanze vegetali facilmente avvelenabili/utilizzabili come attrattivo). Ignorante, ho sempre pensato che fossero gli zanzaroni grossi e lenti, ma se ne vedono veramente pochi, per cui pongo la domanda: come riconoscere i maschi dell'anofele e della aedes?
Il metodo "scientificamente corretto" per identificare i maschi di una specie di zanzara, come per ogni insetto è quello dell'analisi delle cosiddette "armature genitali", ossia delle strutture chitinose di cui sono fatti gli organi genitali. Si tratta quindi di estrarre tali strutture, di metterle in bella posa su di un vetrino, eventualmente colorarle e quindi osservarle al microscopio per confrontarle con quelle presenti su appositi manuali d'identificazione. Complicato? sì! tant'è che sono ben pochi che lo fanno!più prosaicamente, i maschi di una specie di zanzara sono molto simili alle rispettive femmine, tranne per le antenne (molto "piumose"), i palpi (lunghi e pelosi) e ovviamente il posteriore... Ma l'aspetto generale, la pigmentazione, le dimensioni, sono simili a quelle della femmina. Per tanto un maschio di zanzara tigre è piccolo, nero e con le tipiche bande e strisce bianche, mentre un maschio di maculipennis è più grande, con lunghe e sottili zampe non bandeggiate e ali maculate, proprio come le rispettive consorti.quanto riguarda la lotta, in realtà la maggior parte dei metodi rispettano le pari opportunità: tutte le operazioni di prevenzione dello sviluppo dell'infestazione (le più efficaci) ossia quelle che agiscono per evitare che si formino dei focolai, nonché la lotta larvicida colpiscono indiscriminatamente maschi e femmine. La lotta adulticida ha spesso come principali vittime le femmine, ma solo perché queste si sono avventurate in zone dove sono a noi poco gradite, pronte a compiere il loro piccolo pasto di sangue, mentre i maschi restano a farsi i fatti loro altrove, pur essendo anche loro totalmente sensibili agli stessi insetticidi. Le trappole attrattive agiscono sui sistemi che attraggono le femmine, visto che è da loro che ci vogliamo difendere.

Sarebbe del tutto vano agire sui maschi, a meno che non lo si riesca a fare prima del loro atto riproduttivo e su tutta la popolazione in questione. Ipotesi molto fantascientifica. Ricordo che le femmine si accoppiano una sola volta nella loro vita e quindi dopo quel momento diventa inutile eliminare tutti i maschi... Questi sono utlizzati in una particolare metodologia di lotta, detta appunto del maschi sterile, che consiste nel lanciare grandi quantità di maschi in grado di accoppiarsi, ma resi sterili artificialente (ad es. sottoponendoli a radiazioni), in modo che tutte le femmine con cui si accoppiano (e che quindi non si accoppiano più) non possano dare progenie. Il metodo può funzionare solo su popolazioni pressoché isolate ed a patto che i maschi sterili siano competitivi ed in numero maggiore di quelli naturali.


Vorrei chiedere se i tubi attinici utilizzati dai più comuni dispositivi di cattura hanno reale efficacia e rispetto a quali specie di zanzare. Ho visto che qualcuno utilizza anche una lampada di wood. Il mio dubbio e' che le catture siano dovute più al calore generato che alla luce emessa.
Da numerosi studi emerge chiaramente che più o meno tutte le specie di zanzare (e molti altri insetti) sono attratte dalla luce (oltre che dal calore), in particolare da quella con lunghezza d'onda tra il blu e gli ultravioletti. Sia i tubi attinici (utilizzati in genere per gli acquari) che le lampade di wood emettono in questa regione dello spettro elettromagnetico (la differenza è sostanzialmente di costo, nel senso che le lampade di wood vere e proprie sono molto più care).però il calore di un corpo è avvertito da una distanza minima, la radiazione luminosa può essere rilevata da distanze maggiori.



Vorrei avere qualche informazione in più sulla fase di attacco alla preda da parte delle zanzare. Da osservazione empirica direi che le tigri sono molto diverse dalle culex, infatti la loro estrema aggressività fa si che ad un attacco sventato ne segua un altro nel giro di pochi secondi (il che le rende più vulnerabili alla contraerea). Le culex mi sembrano molto diverse... se la preda si muove volano lontano e attendono per decine di minuti prima di lanciarsi nuovamente all'attacco, e mi sembra anche diverso il comportamento a seconda della luce ambientale (maggior aggressività a luce spenta). Inoltre ho notato che tra umani e gatti preferiscono al 100% i primi nonostante il gatto sia più caldo. Infine mi chiedevo per quale motivo puntino dritto al padiglione auricolare anziché ad altre zone più... appetibili.
La causa del differente comportamento tra le due specie è da ricondursi alle differenti "modalità di caccia". pipiens ricerca il proprio ospite principalmente seguendo il proprio "olfatto". Pur essendo attratta da fonti luminose, sente l'anidride carbonica e la colonna di calore che emergono dal nostro corpo. Infine gli odori della pelle, le danno l'ultimo spunto per la sua scelta (per questo il gradimento è uomo > gatto). Il fatto che punti o sembri puntare preferenzialmente il padiglione auricolare, è dovuto al fatto che l'anidride carbonica che emettiamo proviene ovviamente dalla zona del capo, alla cui sommità, stando sdraiati su di un fianco, in genere si trova l'orecchio, di norma non coperto da capelli e quindi libero ed in evidenza. E poi possibile che alcune secrezioni auricolari le siano particolarmente gradite.albopictus (la zanzara tigre) è una specie che predilige la "caccia a vista". Pur essendo anche lei attratta da una serie di stimoli chimici, utilizza anche la propria vista per raggiungere l'ospite. Il fatto che questa reiteri con particolare rapidità i tentativi di aggressione, mentre l'altra (la ) lo faccia molto meno è anche questo nella loro natura e contribuisce nel determinare il fattore di molestia delle diverse specie. Il perché si comportino così differentemente non è ben chiaro ed è senz'altro legato a fattori evolutivi della specie, che in un caso hanno premiato gli esemplari più impavidi, nell'altro i più prudenti...



Supponiamo di avere un sottovaso esposto al sole che contiene un vaso con una bella ortensia che ha bisogno di molta acqua. Io immetto acqua nel vaso ogni due giorni alla sera, quest'acqua forma un ristagno nel sottovaso che dura tutta la notte fino alle ore calde del giorno successivo, quindi più di dodici ore. Sicuramente vi viene deposta qualche uovo e inizierà a svilupparsi qualche larva. Una volta che l'acqua è prosciugata che fine fanno queste uova/larve? Muoiono o restano in attesa dell'irrigazione successiva continuando il loro ciclo di sviluppo?
Le larve, se "finiscono in asciutta" sono quasi sempre spacciate, a meno che le si rimetta in breve tempo in acqua.le uova occorrono dei distinguo. Se l'embriogenesi è già incominciata (questo avviene sempre nel caso di ed in quanto l'uovo è deposto nell'acqua senza interruzioni nel suo sviluppo, dipende invece da tempi di sommersione, temperatura, ecc., ecc. per ed Ochlerotatus) in genere l'uovo è spacciato, anche qui a meno di rapida rimessa in acqua. Se invece l'embriogenesi non è ancora incominciata, l'uovo resta vitale ed in attesa di tempi migliori...


Vorrei un riscontro su una mia "impressione"; quando si effettuano trattamenti in aree verdi contro parassiti delle piante utilizzando principi attivi che non agiscono per contatto, ma possiedono un'elevata azione sistemica sulle foglie e cioè entrano nel sistema linfatico per intossicare parassiti succhiatori di linfa quali afidi, metcalfa ecc., può verificarsi come effetto secondario una riduzione delle zanzare? Mi riferisco al fatto che le zanzare femmina non in prossimità dell'ovideposizione e i maschi, non occupandosi di sangue ma di succhi vegetali, dovrebbero teoricamente "avvelenarsi" al pari di altri fitoparassiti... O è una deduzione priva di senso?
Il ragionamento proposto ha senso. Purtroppo però le zanzare non si nutrono specificatamente di una specie di pianta, ma in ogni momento hanno a disposizione molte specie, comprese quelle erbacee. Pertanto, anche se è vero che tutto fa, il trattamento sistemico di un viale o anche di un parco intero non può dare un gran contributo alla lotta alle zanzare.


Mi è già capitato due o tre volte di essere punto mentre ero in giardino da un piccolo insettino completamente nero, della lunghezza di un paio di millimetri al massimo, e tutte le volte all'interno dei polsi o comunque sulle braccia.so di che insetto si tratta, e non sono riuscito a guardarlo bene, so solo che il dolore della pinzatura è molto più forte di quello delle zanzare e quindi appena punto l'istinto è di liberarsene, anche il ponfo che si produce è abbastanza grosso e fastidioso e anche se ha punto appena si gonfia molto. Sa di cosa si tratta?
E' probabile che si tratti di un "simulide". I simulidi sono insetti ematofagi neri di varie dimensioni, alcuni compatibili con quelle indicate, ma di aspetto molto differente da quello delle zanzare (per un confronto si può digitare ad esempio " simulium" in un motore di ricerca di immagini).'ulteriore conferma può essere dato dalla localizzazione del sito: se è vicino a corsi d'acqua è molto probabile che sia un simulide, visto che questi, al contrario delle zanzare, si sviluppano nelle acque correnti.


Ho ricercato le foto dei due insetti nominati e penso si tratti proprio di un simulide. Dicevo non ho avuto modo di osservarlo attentamente, dato che la pinzatura è molto piu dolorosa di quella delle zanzare e d'istinto si tende a liberarsene subito, ma mi pare proprio possa essere questo insetto. Per quanto riguarda il corso di acqua, vi è solo un fiumiciattolo a 500 mt da me , ma in estate si secca o al massimo resta un po di fango sul fondo. Altri corsi di acqua corrente vicini a me non mi vengono in mente.che anche se forse non è un frequente abitatore del mio giardino, ma comunque mi ha gia punto 3 o 4 volte, volevo sapere se tale insetto può essere portatore di malattie ed eventualmente come combatterlo.
Fortunatamente in Italia questi insetti non veicolano malattie all'uomo. Al contrario in molti paesi tropicali alcuni simulidi sono vettori di microfilarie che causano la cosiddetta "cecità di fiume". animali, invece, si possono registrare alcuni problemi anche da noi: i simulidi possono veicolare agli uccelli protozoi del genere Leucocytozoon e, in rarissimi casi di grandi attacchi su bestiame al pascolo, possono causare addirittura morie di capi per le sostanze anticoagulanti iniettate.


I vecchi pozzi in disuso possono sempre costituire potenziali focolai larvali? Mi spiego meglio: se il livello dell'acqua è molto basso (7/8 m. sotto la quota del terreno) presumo che la temperatura sia particolarmente bassa, quindi non avvenga il ciclo di sviluppo delle uova eventualmente deposte, mentre se l'acqua fosse a 2 - 3 metri dal suolo le condizioni potrebbero essere sufficienti... Qualcuno conferma o smentisce? Cioè, se durante le ispezioni a potenziali focolai mi affaccio ad un vecchio pozzo e intravedo a malapena l'acqua laggiù a 8 - 10 metri posso evitare di trattarlo come un ristagno?
I fattori che risultano a sfavore di una possibile colonizzazione dei pozzi da parte di larve di zanzara sono almeno due: la bassa temperatura, come giustamente ricordavi tu, e l'estrema scarsità di cibo presente. Le acque dei pozzi sono infatti in genere molto pulite (d'altronde servivano, e a volte sevono tuttora, proprio per il rifornimento di acqua potabile) e di conseguenza sono scarsamente utilizzabili come fonte di sostentamento per le larve. In mancanza di particolari attrattivi chimici prodotti da sostanza organica putrescente e conseguente flora microbica, le femmine di zanzara non vi depongono le loro uova. Le femmine di alcune specie possono però agevolmente svernare lungo le pareti dei pozzi come fanno in molte altre cavità ipogee.


In questo periodo dell'anno in cui nelle aree confinanti con la campagna è in atto un enorme sfarfallamento di insetti fitofagi (credo e in buona parte), noto che le farfalle che si avvicinano alle case attratte dalle luci di notte e di conseguenza rimangono uccise dai residuali... ad una certa ora del mattino non ci sono più! Ovviamente mi apposto in osservazione di buon mattino e noto alcuni insetti, direi imenotteri, che col far del giorno arrivano e "prelevano" cadaveri di altri insetti (in prevalenza farfalle) e se li portano via... Ora mi chiedo: è possibile che ciò abbia conseguenze a cascata su altri organismi non target, visto che i cadaveri, zanzare o falene che siano, sono venuti a contatto con piretroidi? E poi... che insetto è che... ruba cadaveri?
Vi sono molti imenotteri necrofagi, formicidi, vespidi e persino apoidei. Alcuni si nutrono preferenzialmente di insetti morti, altri solo saltuariamente, magari come comoda integrazione proteica. Il fatto che nutrendosi di insetti uccisi da insetticidi questi possano avere un effetto su di loro è cosa provata. Questi prodotti possono avere effetti letali e soprattutto subletali tanto sui necrofagi quanto sui predatori, con conseguenze più o meno evidenti.


Quando ero piccolo c'erano solo delle zanzare "grigie" che svolazzavano la sera (zona Milano). Ora vedo che di giorno ci sono le tigri che riconosco perchè sono zebrate. Di sera e di notte ci sono zanzare nere senza zebratura sono tigri? Che fine hanno fatto le vecchie zanzare grigie? ho un po di nostalgia perchè erano più "buone".
Le zanzare che pungono di notte difficilmente sono "tigri". Potebbero essere anofeli (se sono relativamente grosse) o zanzare comuni (genere Culex) che però non sono nere, ma marroncine. Per poterti dare una risposta più precisa avrei bisogno di sapere l'ambiente circostante (rurale, vicinanza di boschi, urbano, ecc.).


Tutti i giorni spalmo mio figlio di prodotti con icardina prima di entrare all'asilo, dato che ha reazioni abnormi alle punture delle zanzare, di cui l'asilo è pieno. Mi chiedevo se l'icaridina ha azione repellente anche sui pidocchi, visto che gli asili spesso sono infestati da questi simpatici animaletti.

Purtroppo l'icaridina, almeno alle dosi contenute dei prodotti antizanzara, non sembra avere particolare effetto sui pidocchi.


E il Deet invece? Di solito uso l' icaridina per mio figlio (4 anni), ma mi chiedo se sia davvero meno tossica del Deet o non sia solo meno testata. E il Deet è davvero così tossico da sconsigliarne l'uso ai bambini?

Per quanto riguarda l'efficacia del Deet sui pidocchi, vale più o meno quanto scritto x l'icaridina. Per leggere il riassunto di una prova fatta da due colleghi australiani su Deet e degli oli essenziali collegati a
http://cat.inist.fr/?aModele=afficheN&cpsidt=18664710


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